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IL NEONATO ORFANO E L’ALLATTAMENTO ARTIFICIALE

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Allevare un cucciolo o un gattino, sin dal primo momento dopo la nascita, rappresenta una grande sfida e necessita di molta dedizione. Il neonato alla nascita è totalmente dipendente dalla madre (prole inetta) e non è assolutamente in grado di gestirsi autonomamente. Un orfano avrà quindi bisogno della nostra totale e continua assistenza, almeno per le prime settimane di vita, tanto che la sua errata gestione rappresenta la principale causa di mortalità.

Si può affermare che le percentuali di sopravvivenza sono più alte in quei casi in cui il neonato diventa orfano dopo alcuni giorni dalla nascita, durante i quali avrà ricevuto il colostro, ovvero l’immunità materna, e le prime cure della madre. Nel caso in cui, invece, il neonato non assuma il colostro le possibilità di sopravvivenza sono più ridotte.

Il neonato si definisce orfano in tutti quei casi in cui non è in grado di alimentarsi, quali: morte della madre, agalassia, assenza di istinto materno, aggressività materna, cucciolate troppo numerose e rifiuto materno dovuto a patologie del neonato (palatoschisi, idrocefalo, sindrome del “cucciolo nuotatore” oppure patologie come l’ipoglicemia e la disidratazione), situazioni queste ultime che inducono la madre al suo isolamento ed abbandono. La soluzione migliore sarebbe trovare rapidamente una balia, che sia all’incirca nello stesso periodo di lattazione e che accetti i neonati, ma ciò risulta spesso difficile.

La corretta gestione del neonato orfano prevede dei punti fondamentali:

- AMBIENTE ADEGUATO (temperatura, umidità, igiene e tranquillità)

- ALIMENTAZIONE E RIFLESSI ELIMINATORI (quest’ultimi assenti fino ai 20 giorni di età)

Per quanto riguarda l’ambiente dobbiamo assicurare innanzitutto una temperatura ambientale ottimale, che nel gattino è di 32-34°C fino a 7 giorni dalla nascita, di 28-30°C da 8 a 14 giorni e di 26-28°C dal 15° al 28° giorno di vita. Nel cucciolo invece si passa da una temperatura di 30-33°C (0-7 giorni dalla nascita) a 25-27°C dall’ 8° al 14° giorno. Ricordiamo inoltre che, nel cucciolo e nel gattino, la temperatura rettale alla nascita è molto bassa (intorno ai 35°C); dopo qualche giorno raggiunge i 36°C e rimane tale per la prima settimana di vita, mentre dalla seconda alla terza settimana si stabilizza intorno ai 37-38°C circa.

L’umidità ideale dell’ambiente è del 55-60%. Si è visto, infatti, che valori inferiori al 35% provocano disidratazione nel neonato, mentre valori superiori al 95% causano difficoltà respiratorie ed aumento del microbismo delle vie aeree.

L’obiettivo è quello di assicurare ai neonati una temperatura corporea costante, non essendo essi in grado di termoregolarsi autonomamente. La loro immaturità non permette che si instaurino meccanismi compensatori, tipici dell’adulto, come il tremore e la vasocostrizione periferica; essi hanno inoltre un rapporto superficie/massa corporea a favore della superficie, uno scarso deposito di grasso, una scarsa irrorazione sanguigna alle estremità ed un contenuto di acqua molto alto, ragioni per cui il mantenimento costante della loro temperatura corporea dipende fortemente dal controllo e mantenimento di quella ambientale. Per tali motivi i neonati devono essere sistemati in contenitori tipo cucce, box parto od altro, purché abbia una struttura regolare all’interno, non rischiosa per i neonati, realizzata in plastica o di un materiale lavabile, di dimensioni proporzionali alla taglia ed al numero di gattini. Il fondo deve essere ricoperto di materiale soffice, caldo, facilmente lavabile, ancor meglio se monouso, e riscaldato con tappetini elettrici ad acqua o con borse dell’acqua calda o contenenti riso scaldato, od ancora noccioli di ciliegio, così da simulare il caldo corpo materno. Si può decidere di aggiungere all’interno della cuccia un panno bagnato e ben strizzato, così da mantenere un giusto grado di umidità, di posizionare una lampada infrarossi a circa 1,5 metri da terra sopra la cuccia (per mantenere la temperatura ambiente costante) e monitorare la temperatura con un termometro per ambienti. Ricordiamo, inoltre, che il contenitore dovrà essere posto lontano dalle correnti d’aria.

È molto importante l’igiene ambientale, ovvero l’ambiente deve essere sempre pulito e disinfettato, in quanto il sistema immunitario del neonato non è ancora efficiente (si consigliano per le pulizie saponi neutri inodore e disinfettanti).

Per quanto riguarda l’ambiente non bisogna dimenticare di collocare e gestire i neonati in tranquillità; quest’ultima è un elemento indispensabile per il benessere generale del neonato e per lo sviluppo del suo carattere d’adulto. Si è visto che durante il sonno (90% del tempo del neonato) avviene la produzione dell’ormone della crescita (GH) e viene completata l’organizzazione e la struttura del suo sistema nervoso. Nel restante 10% del tempo, il neonato mangia e svolge le grandi funzioni organiche.

In un neonato orfano, l’assenza della madre lo pone in uno stato di vuoto sensoriale. Ecco perché le cure che daremo ad un orfano assumono un più ampio e profondo significato. Un’adeguata manipolazione del soggetto ed un’esposizione a stimoli ambientali sensoriali rappresentano un succedaneo della figura materna. Tali manipolazioni però dovranno essere fatte sempre nel rispetto del bioritmo sonno/veglia del soggetto, senza mai svegliarlo, né tantomeno farlo in maniera brusca ed improvvisa; le carezze e le manipolazioni dovranno essere delicate, rassicuranti, di media intensità e preferibilmente seguendo il verso del pelo del neonato. Devono essere evitati, se non propriamente indispensabili, il continuo passaggio di persone o di personale, manipolazioni energetiche e rapide e lo spostamento del soggetto in ambienti diversi. Allo scopo di creare un ambiente tranquillizzante in assenza della madre, può essere d’aiuto anche l’uso di feromoni di sintesi (ADAPTIL® per il cane e FELIWAY® per il gatto). Tali soggetti potranno presentare comunque qualche disagio o problema comportamentale in età adulta, dunque sarà nostro compito informare i futuri proprietari di soggetti orfani su tale evidenza, cioè delle possibili complicazioni e delle difficoltà educative a cui andranno incontro.

Altro importante capitolo è l’alimentazione del neonato orfano. Si consiglia la scelta di alimenti commerciali specie-specifici rispetto ai casalinghi, in quanto sono più bilanciati e completi.

Soltanto in condizioni di emergenza, in attesa di acquistarne uno specifico, ci si può affidare a ricette casalinghe costituite da un bicchiere di latte vaccino intero, un tuorlo d’uovo e un bicchiere di panna che contenga il 12% di sostanze grasse.

Di notevole importanza è somministrare il latte artificiale ad una temperatura adeguata (30°C circa) utilizzando il biberon o il feeding tube. Addirittura nei primissimi giorni di vita si può ricorrere ad una siringa da 1 ml senza ago, con la quale far cadere il latte goccia a goccia sulla lingua, oppure introducendo lateralmente il cono della siringa, così da somministrare piccoli quantitativi di latte alla volta (0,2-0,3 ml); tale metodo può essere utile nei casi in cui il riflesso della suzione sia molto scarso o assente, e quando i neonati debbano imparare a nutrirsi artificialmente. Il rischio è l'ingestione di molta aria con conseguente sovradistensione gastrica, meteorismo e minore assunzione di cibo durante il pasto seguente.

Ottimo metodo in presenza di un buon riflesso della suzione è l'allattamento con biberon e tettarella, in quanto riduce i rischi di broncopolmonite ab ingestis e di sovradistensione gastrica (capacità gastrica: 40 ml/kg), che a sua volta può provocare diarrea e/o vomito, ileo intestinale, ipossia, brachicardia, arresto cardiaco, morte. Tale metodo implica un'alimentazione più lenta, ma la graduale distensione gastrica fa si che il neonato assuma maggiori quantità di latte per ogni poppata tanto da ridurre il numero a 4 pasti giornalieri, senza incorrere in nessun pericolo ipoglicemico.

Esistono in commercio tettarelle di varie misure e la scelta è fatta in base alla dimensione del neonato. Il foro verrà eseguito sulla tettarella e sarà abbastanza grande da permettere la facile uscita del latte, ma non un abbondante gocciolamento al solo atto di capovolgere il biberon.

Il gattino da allattare deve essere accolto nel palmo della mano, sostenendo con il pollice e l’indice delicatamente la testa. Esso deve essere tenuto in posizione eretta e si dovrà, con molta dolcezza, aprire la bocca facendo una leggera pressione con le dita per introdurre la tettarella. A volte può essere necessario stimolare il gattino facendogli cadere qualche goccia di latte in bocca, anche se di solito si abitua in fretta all’uso del biberon. Per far praticare quei movimenti di leggera pressione che i gattini applicano sulla mammella della madre per stimolare la secrezione lattea, si può mettere un panno arrotolato davanti la parte anteriore del gattino. In questo modo sarà anche sostenuto con la parte anteriore leggermente rialzata e potrà provare quel senso di appagamento conseguente ai movimenti stessi.

La tecnica del feeding tube è vantaggiosa in caso di cucciolate numerose, con notevole risparmio di tempo, ed in tutte le situazioni di ipovitalità, in cui si ha la riduzione del riflesso della suzione. Necessita di una buona manualità e esperienza, va fatto quindi solo in caso di emergenza e per brevi periodi, da operatori esperti. I maggiori rischi sono: rapida replezione gastrica con conseguente possibile rigurgito gastrico e quindi broncopolmonite ab ingestis per aspirazione di cibo, mancanza di stimolo del riflesso della suzione e necessità di pasti più frequenti.

Si usano cateteri n. 5 French in gomma rossa in neonati di peso minore di 300 grammi, e cateteri n. 8-10 in neonati più grandi, alla cui estremità è accordata una siringa contenente il latte artificiale. La lunghezza del feeding tube si calcola in base alla misura dal naso all'ultima costa del neonato e poi si riduce di un terzo; tale misurazione sarà il limite di inserimento del sondino. Al momento dell'inserimento di tale sondino dobbiamo essere attenti ad alcuni segni che possono arrivarci dal neonato e che quindi ci fanno essere il più possibile certi di trovarci in cavità gastrica e non in trachea:

riflesso della tosse al momento dell' inserimento;

il tubo non scende fino alla lunghezza naso-ultima costa ma fino al punto prefissato;

aspirando con una siringa connessa al tubo non otteniamo velocemente una pressione negativa, dovuta al rapido esaurimento di aria in cavità gastrica. Se ci troviamo in trachea ci sarà molto più da aspirare.

Qualsiasi tecnica utilizzeremo dovremo ricordarci di lavare bene ad ogni pasto tutti gli strumenti usati.

Ora analizziamo quanto latte somministrare. Una buona miscela fornisce circa 1-1,24 kcal/ml ed un gattino necessita di 24 kcal/100 g di peso corporeo al giorno nelle prime due settimane di vita. Un cucciolo invece necessita di 15 kcal/100 g di peso corporeo dai 0 ai 7 giorni, 18 kcal/100 g di peso corporeo dagli 8 ai 14 giorni, 20 kcal/100 g di peso corporeo dai 15 ai 21 giorni.

La quota di latte calcolata sarà somministrata nelle 24 ore e la quota intera deve essere raggiunta progressivamente nell' arco delle prime 72 ore della nascita.

Nella terza settimana è possibile aggiungere a due pasti giornalieri un pò di cibo adatto allo svezzamento, che verrà inizialmente diluito con il latte, aumentandone via via consistenza e quantità.

E' importantissimo pesare due volte al giorno il neonato in modo da assicurarci la corretta assunzione e assimilazione dell'alimento. Gli incrementi ponderali attesi sono nel gattino di circa 7-10 grammi al giorno e nel cucciolo di circa il 10-15% del peso corporeo al giorno (mai minore del 5%). Ricordiamo inoltre che la crescita nell'orfano è inizialmente più lenta per poi recuperare.

Il fabbisogno di acqua è 60-100 ml/500 grammi di peso corporeo al giorno, e generalmente è assicurata dalla diluizione del latte in polvere, altrimenti va integrata.

Il numero di poppate giornaliere è di 6-8 poppate nei primi 10 giorni, poi si possono ridurre a 4 poppate. È buona norma non svegliare mai bruscamente il neonato se al momento della poppata sta dormendo, perché potremmo stressarlo ed interrompere l’azione del GH.

La miscela va preparata a ogni pasto o conservata in frigorifero e consumata nelle 24 ore successive, riscaldandola (37° C) sempre prima dell'uso.

Dopo ogni pasto dobbiamo stimolare l'urinazione e la defecazione. A tale scopo si devono eseguire, con cotone inumidito con acqua tiepida, movimenti rotatori sull'addome del neonato e nella regione perineale, così da simulare il lambimento materno. E' importante dopo ogni poppata lavare tutti gli strumenti utilizzati, così come vanno puliti i neonati, utilizzando panni umidi e morbidi dopo ogni pasto ed evacuazione. Non dimentichiamo di eseguire noi stessi ogni manovra con mani pulite ed appositi indumenti.

Ricordiamo che la placenta dei carnivori (gatta e cagna) è di tipo endoteliocoriale e quindi attraverso essa c'è un limitatissimo passaggio di immunoglubuline dalla madre al feto (10-5%); di conseguenza ricopre un ruolo fondamentale l'assunzione del colostro da parte del neonato nelle prime 24 ore, essendo esso ricco di IgG ma povero di IgA, presenti invece in quantità elevata nel latte materno.

In caso di mancata o scarsa assunzione del colostro, condizione estremamente rischiosa per il neonato, si può somministrare del siero prelevato da soggetti adulti sani, che possibilmente vivono nello stesso ambiente, e somministrarlo in boli con tali indicazione:

gattino: 3 boli da 5 ml (il primo alla nascita, il secondo a 12 ore e il terzo a 24 ore dalla nascita) tutti per via orale. E' importante che il donatore sia FIV e FeLV negativo e anche dello stesso gruppo sanguigno.

cucciolo: 15-20 ml/ 1000 grammi di peso corporeo in 3 boli (0-12-24 ore) tutti per via orale.

Il primo bolo di siero non è utile se somministrato per via orale oltre le 24 ore dalla nascita, superato tale tempo il siero può essere somministrato per via sottocutanea in entrambe le specie e con gli stessi intervalli temporali descritti per la somministrazione orale.

Esiste in commercio anche un integratore di sostegno per neonati che non hanno assunto colostro: si chiama Puppy Boost® ed è a base di colostro bovino; le dosi raccomandate sono di 1 ml appena possibile, da ripetere dopo 5 e 24 ore. Ricordiamo però che il colostro bovino ha dimostrato finora avere poco effetto nel gattino e nel cucciolo.

Una casa produttrice americana ha commercializzato un latte in polvere per neonati orfani contenente IgY aviare (tuorlo d'uovo). Tali immunoglobuline sembrano essere più efficaci rispetto al colostro bovino nei confronti dei patogeni gastrointestinali del gattino e del cucciolo.

Certamente per proteggere i neonati dai rischi di contagio è sempre buona norma limitare il numero di operatori e di visite esterne, lavare sempre le mani ed usare appositi indumenti.

Il pianto o la depressione del neonato sono segni di malessere dovuto a mancanza di alimento, dolore o ipotermia. Tutte queste condizioni portano ad una possibile morte del gattino/cucciolo in quanto innescano meccanismi complessi e difficili talvolta da correggere:

mancata assunzione di alimento→ ipoglicemia → ipotermia → anoressia → morte.

ipotermia→ anoressia(stasi gastrointestinale) → ipoglicemia → morte.

algia → anoressia → ipoglicemia →ipotermia → morte.

E' necessario correggere velocemente queste condizioni con una terapia d'urgenza presso il proprio veterinario, il quale provvederà a creare un ambiente adeguato (temperatura, umidità, ossigeno), instaurerà una terapia di idratazione (per via sottocutanea, endovenosa o intraossea), un'alimentazione forzata con il controllo della glicemia (somministrazione di soluzione glucosata, una terapia antibiotica, se necessario), ed il loro continuo monitoraggio.

In caso di orfani che non hanno assunto colostro e latte materno, e che quindi non hanno assunto anticorpi materni, la prima vaccinazione potrà essere eseguita leggermente in anticipo rispetto ai tempi consigliati per gatti e cani cresciuti con la madre, poiché non c'è interferenza tra anticorpi materni e produzione di anticorpi endogeni. E' tuttavia sempre buona regola effettuare la vaccinazione non prima della quinta-sesta settimana, periodo in cui gli animali iniziano ad essere in grado di produrre anticorpi endogeni.

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