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ERLICHIOSI CANINA

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L’Ehrlichiosi, nota anche come Pancitopenia Tropicale, è una malattia infettiva di tipo batterico trasmessa dalle zecche comuni (Rhipicephalus sanguineus) durante il pasto di sangue.

Descritta per la prima volta nel 1935 in Algeria, i primi riferimenti della presenza di questa malattia in Italia risalgono al 1987. Ad oggi, l’infezione è diffusa alle regioni tropicali ed a quelle con clima temperato, ovvero dove si può incontrare il vettore della malattia.

In natura vi sono differenti specie di Erlichia, ma solamente l’Erlichia canis presenta come unico ospite il cane.

Il batterio appartiene al genere Rickettsia, microrganismo Gram negativo intracellulare obbligato, non sporigeno, che infetta inizialmente i globuli bianchi dell’organismo (nel caso dell’Erlichia canis i monociti, i macrofagi e i linfociti) andando a formare al loro interno aggregati intracitoplasmatici protetti da membrana, chiamati morule.

La sintomatologia compare a 8-20 giorni dall’infezione ed è caratterizzata da una fase acuta (non mielosoppressiva), una fase subclinica ed una forma cronica (mielosopprssiva). Durante la fase acuta, che dura da una a tre settimane, i cani manifestano febbre, anoressia, letargia, debolezza, linfoadenomegalia, splenomegalia, diatesi emorragica, pallore delle mucose, uveite. In anamnesi può essere riportata rimozione di zecche dal soggetto oppure la mancata esecuzione della profilassi per gli ectoparassiti.

La fase subclinica non presenta segni clinici o alterazioni ematologiche e può durare da 40 giorni fino 4-5 anni.

La fase cronica si verifica quando l’infezione si localizza a livello di midollo osseo, compromettendone la funzionalità; da questo momento la prognosi è riservata. Le manifestazioni cliniche che accompagnano questa fase si presentano con un quadro complesso, caratterizzato da letargia, perdita di peso, emorragie, glomerulonefrite, poliartrite, pallore delle mucose, il tutto riconducibile all’aplasia midollare ed alla conseguente compromissione del sistema immunitario.

La diagnosi di Erlichiosi non è sempre immediata per la variabilità e la poca specificità dei sintomi. Tra le diagnosi differenziali bisogna considerare altre malattie trasmesse da zecche come la babesiosi e l’anaplasmosi, oppure da altri insetti vettori come la leishmaniosi.

 

Ai fini diagnostici e terapeutici, è indispensabile eseguire esami ematologici completi (esame emocromocitometrico, biochimico e tracciato elettroforetico).

Le alterazioni ematologiche variano in base allo stato della malattia. In fase acuta, si nota anemia prerigenerativa o rigenerativa, leucocitosi e trombocitopenia; la trombocitopenia e l’anemia sono dovute alla produzione di autoanticorpi antieritrociti ed antipiastrine. Nella fase cronica invece, quando si instaura il danno midollare, si osserva a livello ematico una carenza di tutte e tre le linee cellulari (anemia non rigenerativa, trombocitopenia, leucopenia).

Osservando invece i parametri biochimici, si possono osservare un moderato aumento di alcune transaminasi epatiche (AST e ALP) e delle proteine sieriche, causato da un aumento solitamente policlonale delle gammaglobuline.

Le metodiche diagnostiche dirette, quali la valutazione dello striscio ematico, del buffy –coat, oppure citologia linfonodale, splenica o midollare, possono risultare utili per la diagnosi definitiva della malattia, che rimane tuttavia non sempre facile. È quindi possibile evidenziare la presenza dei parassiti all’intero dei monociti circolanti, oppure a livello macrofagico o nei linfociti.

La titolazione anticorpale può essere eseguita a partire da 7-28 giorni post infezione. In alcuni casi, i segni clinici in fase acuta potrebbero comparire prima della sieroconversione, oppure i soggetti con patologia cronica conclamata, gravemente defedati, potrebbero non sviluppare una titolazione anticorpale sufficiente per emettere diagnosi (in questi casi per la diagnosi si possono utilizzare tecniche molecolari come la PCR). La metodica considerata “gold standard” per la diagnosi di Erlichiosi è l’immunofluorescenza indiretta (IFI), ma si può utilizzare anche la metodica ELISA, disponibile inoltre sotto forma di kit rapidi da utilizzare nella pratica ambulatoriale.

Il trattamento di questa malattia si basa sull’utilizzo, per un lungo periodo di tempo, di antibiotici (tetracicline) che eliminano il parassita sia nei soggetti sintomatici che nei subclinici. Nelle forme più gravi ed avanzate può essere necessaria una importante terapia di supporto.

Per controllare l’infezione da Erlichia è necessaria una profilassi rivolta sia al controllo ambientale delle zecche sia all’utilizzo di antiparassitari da applicare direttamente sul cane. La profilassi indiretta di tipo vaccinale non è attualmente esistente.

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